sottoscrivi: Articoli | Commenti

Cangiari: l’alta moda etica

0 commenti

Il lusso della moda internazionale sposa gli antichi segreti della tradizione calabrese: salto nel vuoto di un visionario o antidoto contro la ‘ndrangheta?

Il fashion brand etico e sociale Cangiari dichiara sin dal nome le proprie radici e i propri intenti: nel doppio significato idiomatico del termine, “cambiare il mondo cambiando se stessi”. In una terra ormai disillusa dove la gente ha smesso di dar credito alle parole, la mission di GOEL, consorzio sociale che ha creato e gestisce il marchio, è sempre stata cambiare. La differenza con chi si occupa di artigianato locale solo a livello politico senza mai fare qualcosa di concreto per sostenerlo, è sottile ma sostanziale: prima di proporre un’idea di cambiamento GOEL la realizza in punta di piedi nel suo laboratorio imprenditoriale dimostrandone la concreta fattibilità. Solo successivamente la rende pubblica inserendola in un contesto più ampio di cambiamento sociale, economico e politico attorno al quale ruotano tutte le attività del gruppo. È proprio in questa culla di giustizia sociale e sostenibilità ambientale che Vincenzo Linarello, presidente di GOEL, vede l’ennesima opportunità di lottare contro la disoccupazione e la prevaricazione mafiosa.

Com’è nata l’idea di aprirvi ad un mondo tanto affascinante quanto complesso?

In realtà non è stata proprio una scelta. Diciamo che abbiamo fatto di necessità virtù. Tutto è partito da una delle nostre cooperative e dal suo straordinario lavoro di recupero della tessitura al telaio artigianale: attraverso la catalogazione di competenze ricchissime ma in via di estinzione carpite direttamente dalle anziane maestre del telaio, abbiamo provato ad ovviare alla totale assenza di sbocchi di mercato che sta causando l’estinzione di una professione millenaria.

Assenza di sbocchi dovuta più che altro agli altissimi costi di produzione di un modello di business di questo tipo.
Vero. È qui che entra in gioco l’alta moda. Per produrre al telaio un metro quadrato di stoffa sono necessarie 6 ore di lavoro. Ciò significa che questo tessuto non può avere un prezzo di mercato inferiore ai 120/130 euro al metro quadro. Costi ovviamente proibitivi per il mercato locale. L’unico modo per dare un futuro al settore era sganciarlo dalle logiche territoriali e dargli un respiro più ampio. Con una precisazione: mentre agli altri operatori la collocazione in questo settore assicura dei margini colossali da reinvestire in comunicazione per noi è indispensabile per garantire una retribuzione adeguata alle nostre tessitrici.

Come nasce un capo Cangiari?
Tutto parte dalla nostra direzione stilistico-creativa guidata da Marina Spadafora. Dopo una prima approvazione ogni abito prende vita nel nostro laboratorio di modellistica della Locride. Superata anche questa fase si procede con la realizzazione del prototipo e con l’acquisto dei filati. Ovviamente anche in questa fase evitiamo di favorire lo sfruttamento nel sud del mondo acquistando solo filati certificati e 100% italiani. Successivamente passiamo alla tessitura al telaio artigianale con matrice grecanica o bizantina e arriviamo infine al nostro laboratorio di confezionamento sartoriale/industriale che si occupa anche della realizzazione del packaging e della stampa. L’intera fase produttiva è gestita in Calabria mentre per la vendita sul territorio nazionale ci serviamo delle boutique, di canali di vendita diretta e di SpazioCANGIARI, la prima boutique del lusso etico, sociale ed ecologico ospitata proprio da un immobile milanese confiscato alla ‘ndrangheta. Da qualche settimana è online anche Cangiari Store, il nostro portale di e-commerce dove è possibile acquistare le linee Cangiari direttamente da casa, assistiti via chat, Skype o telefono per garantire anche sul web un’esperienza d’acquisto dal volto umano.

Innovativo e particolarmente adatto a un target molto esigente come il vostro.
L’innovazione è la forza dei poveri. Se avessimo avuto grossi capitali da investire la nostra crescita sarebbe stata esponenziale e molto più rapida. Ma noi cerchiamo di sopperire alla mancanza di fondi innovando. Basti considerare per esempio che l’intera filiera di produzione è costituita esclusivamente da cooperative sociali e che siamo l’unica griffe italiana che può vantare il 100% delle proprie collezioni biologiche certificate GOTS (Global Textile Organic Standard). Quindi allo stile uniamo la sostenibilità, nel rispetto assoluto del made in Italy e, ancora più esattamente, del fatto a mano in Calabria.

Io non parlerei di una crescita lenta. In meno di due anni dal debutto siete passati dal patrocinio di Santo Versace al supporto della Fondazione Vodafone, alla settimana della moda di Milano, fino addirittura al Louvre di Parigi. Il prossimo anno pensate di vestire il Presidente Obama?
(Ride) Cangiari è nato pensando in grande e non smetterà certo adesso. Ma per il prossimo anno abbiamo progetti ben più concreti: abitare Cangiari, una nuova linea che ruota attorno all’esperienza dell’abitare etico nel mediterraneo e che evoca scenari e sensazioni che richiamano la dimensione affettiva dell’abitare, dell’ospitare e del condividere. E, questa è un’anteprima assoluta, con tutta probabilità faremo capolino nel mondo delle fragranze.

Ma tutto questo rumore non dà fastidio?
Tutto l’operato di GOEL è sempre risultato scomodo. In passato sono state numerose le intimidazioni, le ritorsioni e gli attentati. Ma noi abbiamo giocato una carta vincente: il network. Man mano che la nostra esperienza cresceva e che veniva colpita paradossalmente veniva conosciuta sempre di più in tutta Italia. L’intuizione è stata mobilitare la nostra rete di alleanze contro la mafia: ogni volta che veniamo colpiti organizziamo una serie di dimostrazioni in tutta Italia provocando ovunque un rumore gigantesco! E la ndrangheta ha paura di questo. In qualche modo dal punto di vista imprenditoriale non trova conveniente che si attiri troppo l’attenzione sui suoi territori perché ha affari molto remunerativi che si sviluppano bene nel silenzio territoriale. Continuano ad attaccare con mezzi più subdoli come la diffamazione ma è già una grossa vittoria il fatto che non muoia nessuno.

Questa strategia potrebbe rivelarsi un ottimo antidito per la ‘ndrangheta?
Non siamo così presuntuosi da pensare di riuscire a sconfiggerla completamente ma di sicuro tutto ciò può aiutarci a raggiungere dei risultati concreti. Mentre magistratura e forze dell’ordine continuano a combattere la criminalità organizzata in prima linea noi riusciamo almeno a dimostrare che la ‘ndrangheta non solo è ingiusta ma è anche fallimentare. Allo stesso modo la nostra provocazione è che la dignità della persona, il rispetto per l’ambiente, la partecipazione e la nonviolenza sono oltre che “giusti” anche “belli”.

Infatti il claim di Cangiari è “Beauty is different”. Cosa vedete di diverso nella bellezza?
L’esperienza della bellezza è molto trasversale e non incrocia solo l’estetica. Lo vediamo dal nostro parlare comune: basterebbe dire che questa è stata una “bella” intervista per capire che la dimensione della bellezza è qualcosa di molto ampio che abbraccia settori anche molto diversi tra loro. Oggi questo concetto è stato recluso entro canoni molto ristretti e discutibili. Beauty is different perché crediamo sia giusto parlare di qualcosa di completamente diverso dalla bellezza industriale che ci viene trasmessa dalla comunicazione commerciale. Perché la bellezza non è soltanto quello che vediamo all’esterno ma anche ciò che c’è di buono appena sotto la superficie.

Lascia una Risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *