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Le due “Italie”

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Forse mai come oggi in Italia, da quando il boom economico degli anni ’60 ha creato una classe media che rappresentava la normalità, anzi ha forse contribuito a configurare tutto quell’universo di valori, abitudini e stili di vita che questa parola porta con sé, forse mai come oggi, dicevamo, questo concetto di medietà è entrato fortemente in crisi.

Si sente molto parlare della crisi della classe media, del fatto che le distanze sociali tra ricchi e poveri stanno aumentando, del dato di fatto che i figli di questa generazione sono o saranno più poveri dei loro padri, cosa che non era mai avvenuta dal dopoguerra ad oggi.

Il paese si spacca: oggi tutti noi dovremmo chiederci in quale Italia viviamo: quella dello champagne o quella del tavernello, oppure se viviamo in quella che in pubblico beve champagne e poi all’interno delle mura domestiche consuma vino in cartone.

E queste due Italie non entrano in contatto, se non attraverso la mediazione televisiva, che tutto fagocita, digerisce e risputa restituendo un’immagine del Paese che poco ha a che fare con la realtà delle cose.

Oggi viviamo in un paese a due piani: al piano di sotto quelli che vivono nella precarietà, che devono lottare per il proprio posto di lavoro, che guadagnano 1200 € al mese (quando va bene), che si laureano e poi vanno a lavorare nei call-center, che comprano dai cinesi e al discount merci di dubbia provenienza, che hanno l’immondizia sepolta nelle fondamenta delle loro case e quelli del piano di sopra, che prendono 5000€ solo per andare a dire due parole in una discoteca, che appartengono alla casta che da generazioni si tramanda il mestiere di notaio/avvocato/medico/farmacista, dei grandi manager, della fauna del mondo dello spettacolo, dei mestieranti politici, che costituiscono quel 10% della popolazione che da sola guadagna il 50% della ricchezza italiana e possiede ville, barche gioielli di lusso…

E il piano di sotto guarda la televisione, sognando di poter entrare nella casa del Grande Fratello, rincorrendo con l’affanno l’ultimo grido in fatto di moda e cellulari, privato con un sorriso smagliante della propria dignità di essere umano, travolto dalla filosofia becera di un consumismo che non può più permettersi.

E davanti a tutto ciò qual’è l’aspirazione più grande degli italiani? La giustizia sociale? Una vita dignitosa per tutti? Che ogni persona possa realizzarsi nelle proprie potenzialità? No, niente di tutto questo, il più grande sogno degli Italiani è vincere al superenalotto!

Purtroppo ciò che si percepisce in maniera chiara, ma non ben definita, si ritrova nei dati ufficiali, quelli dell’istat per intenderci: un dato per tutti, la povertà relativa (cioè le persone che sono al di sotto dello standard di vita medio del paese) si attestava al 10,8% nel 2009, dato che nelle regioni meridionali era ancora più elevato (In Calabria i dati Istat raggiungevano il 25%,). I dati Caritas confermano questa tragica situazione: il suo rapporto annuale si intitolava nel 2009 “Famiglie in salita”, nel 2010 invece “In caduta libera”… I due titoli la dicono lunga su quale incidenza abbia la povertà oggi in Italia e purtroppo su quali siano le linee di tendenza di questo fenomeno.

Così come i poveri sono sempre di più ed hanno sempre più difficoltà ad uscire dai meccanismi che inducono alla miseria, dall’altra parte aumenta anche il numero dei ricchi: coloro che guadagnano sopra i 500.000 € l’anno in Italia sono circa 800.000. Cosa significano questi dati? Che in Italia il divario tra chi ha tutto e chi ha niente è sempre più netto: nel rapporto dell’OCSE l’Italia è al 6° posto per il divario tra ricchi e poveri. “Dalla metà degli anni ’80 ad oggi (l’Italia ndr) ha visto la disuguaglianza su redditi da lavoro, risparmi e capitale aggravarsi del 33 per cento. Si tratta del più elevato aumento nei paesi Ocse, dove l`aumento medio é stato del 12 per cento e questa tendenza è proseguita durante i primi anni novanta. In questo modo, da livelli di disuguaglianza in linea con la media, ora l’Italia si ritrova a valori che invece sono più da «Europa del Sud»”.

Davanti ad una situazione di questo tipo, una vera polveriera, c’è da temere che l’esplosione, quando avverrà sarà molto, molto violenta (purtroppo).

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