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Se non ora quando a Cosenza

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Anche a Cosenza oggi domenica 13 febbraio, così come in altre 230 città (oltre 1 milione i partecipanti, finanche all’estero), si è svolta la manifestazione “Se non ora quando?”, organizzata a difesa della dignità delle donne – senza limitazioni di parte o colorazioni partitiche – a cui hanno aderito, tra le tante, associazioni femministe, culturali, di volontariato, cooperative, sindacati, etc.

L’inizio della manifestazione, poi articolata in un corteo che si è mosso da p.zza Kennedy sino a p.zza XI settembre, era previsto per le ore 10:00. Giunto con circa 5 minuti di anticipo, la prima impressione è stata un po’ deludente: solo poche decine di persone pronte a manifestare, e per lo più “over cinquanta”.

Ed invece, con il trascorrere dei minuti il numero dei manifestanti è via via notevolmente aumentato, sino a poter contare diverse centinaia di aderenti, compresi molti giovani ed anche molti uomini, più volte, per questa ragione, acclamati dalla festante folla femminile. E’ stata una manifestazione molto colorata, piena di slogan, di ironici cartelli e striscioni, in cui si sono susseguite, al centro dell’attenzione su di un improvvisato palco che altro non era che una semplice sedia, molto donne ma anche qualche giovane studente. E’ stato bello e “nuovo”, vedere insieme, unite tra loro, diverse generazioni, donne che hanno rispolverato la grinta espressa nelle lotte degli anni ’60 e ’70, ma anche giovani ragazze agguerrite e con le idee ben chiare sul ruolo che vogliono svolgere nella società.

La protesta, che nelle prime fasi ha inevitabilmente preso di mira il Presidente Berlusconi – aspramente criticato per le sue “senili debolezze” e per i noti fatti di cronaca che lo hanno visto coinvolto nel c.d. caso Ruby – ha avuto, così com’era nelle intenzioni degli organizzatori, un respiro molto più ampio. Tra i vari messaggi, lanciati nei numerosi interventi, meritano di essere ricordati il richiamo, forte e sentito, alla lotta alla violenza sulle donne, il contrasto alla mercificazione della donna, considerata sempre più oggetto e non soggetto (soprattutto dai mass media), la voglia di dare voce a chi non ha voce e non può essere ascoltato, la voglia di un Italia diversa e più meritocratica, il voler manifestare un forte senso di indignazione per le continue discriminazioni subite tra le mura domestiche e nei luoghi di lavoro, il rifiuto dell’imperante maschilismo e del ridicolamente ostentato machismo, ragazze che si vedono doppiamente svantaggiate, sia in quanto donne che in quanto giovani, soprattutto se precarie. Ed ancora: la lettura del discorso agli ateniesi di Pericle (dopo 2.500 anni, così attuale), la simbolica esibizione della Costituzione, il richiamo al primo voto femminile in Italia (il referendum del 1946), a quella che è stata definita “macellazione della cultura”, alla lettura dei libri, alla scuola intesa come fucina di menti non asservite ma critiche, e tanto, tanto ancora.

Degno di nota anche il rifiuto del criterio estetico e “utilitaristico” o della “disponibilità” (ritorna in mente il famoso concetto di “utilizzatore finale”…), strumento che appare oramai imprescindibile  nella selezione della classe dirigente e politica, partitica ed elettorale, in una inaccettabile confusione del privato con il pubblico: la carenza di rappresentanza di un intero genere, o, in altri termini, di metà dell’elettorato, è un problema quanto mai sentito e vivo, soprattutto in una regione, la Calabria, che si distingue (in negativo) per l’assenza assoluta di rappresentanti femminili in seno al Consiglio regionale.

Sintomatico dei mali oggi denunciati è, inoltre, che una protesta nata e diffusasi soprattutto sui social network sia stata ampiamente trascurata da una parte significativa dell’informazione pubblica: il minzoliniano TG1 ha lanciato il servizio solamente come quarta notizia, ma anche il TG3 regionale, nella sua edizione delle 14:30, si è distinto, limitandosi a trasmettere pochi secondi ripresi dalle – inevitabilmente – ridotte manifestazioni di Vibo Valentia e Lamezia, e nulla dai tre maggiori capoluoghi.

Più volte è stato sottolineato che la lesione della dignità femminile non viene di certo lesa solamente, così com’è ovvio, da Berlusconi e dai suoi discutibili comportamenti, ma che questi ultimi sono solo una espressione di un male che coinvolge e contagia sempre più larghi strati della società civile italiana: secondo alcune il Presidente del Consiglio è solo figlio di questa società, secondo altre – al contrario – Berlusconi, con la sua estrema capacità di modellare ed influenzare le masse, è proprio il padre di questa stessa società, così deviata e divergente da rigorose ed esigenti condotte morali.

Una cosa pare certa: avevamo davanti una piazza, tante piazze, pullulanti di donne molto diverse, distanti e lontane da quelle che sono state definite dal Ministro dell’Istruzione Gelmini “poche radical chic che manifestano per fini politici e per strumentalizzare le donne”, e dal sottosegretario Daniela Santanchè “Manovrate dagli uomini della sinistra e mosse dall’odio per un solo uomo”.

Oggi, è vero, si è fatta politica, è inutile negarlo. Ma non la politica politichese e politicante, non la politica nel suo più becero significato sempre più spesso accostata all’immagine dei partiti, ma la vera Politica, quella che nasce “dalla” società civile “per” la società civile, perché oggi, un milione di persone ha lanciato un urlo di libertà, solo apparentemente rivolto dalle donne alle donne, rivendicando e pretendendo – da chi tutti noi rappresenta – maggiore dignità. La parola più diffusa, infatti,che circolava sulla bocca di tutti i manifestanti era proprio “dignità”: per le donne, per i giovani, per la cultura, per i precari … insomma … dignità per l’Italia! Altro che puritanesimo!

Anche dalla Calabria abbiamo assistito ad una protesta ferma e decisa, caparbia, ma sempre posta con il sorriso sulle labbra, con allegria e serenità, una festa gioiosa nel rivendicare un ruolo diverso nella società civile ma anche nell’immaginario di ognuno di noi, in una incomparabile fusione che solo le donne, tutte le donne, mamme, nonne, figlie, nipoti, mogli, fidanzate, amiche, insegnati, casalinghe e professioniste, riescono a fare. Un importante segnale di risveglio civico e civile, lanciato quando era diventato ormai improcrastinabile. “Se non ora, quando?”, appunto. Il vento del cambiamento soffia sempre più forte.

…..alcuni momenti della manifestazione…..

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