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Intervista a Murat Cura, artista tenace innamorato della Calabria

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Da circa vent’anni, Murat Cura, artista proveniente dalla Turchia, lavora a Capistrano, paese dell’entroterra vibonese. Mentre nel Meridione è consuetudine emigrare per cercare fortuna, Murat, invece, stabilitosi in Calabria, si è adoperato per realizzare il suo sogno: dare vita ad una scuola d’arte specializzata nell’intaglio e nel modellamento ligneo. L’intento è quello di creare migliori opportunità nella ricerca di una prima occupazione e, al tempo stesso, di stimolare nei giovani il desiderio di proseguire gli studi in campo artistico. Abbiamo incontrato Murat nel suo laboratorio di restauro per comprendere le ragioni della sua scelta di vita e sapere di più su un progetto che, a prima vista, sembra molto interessante.

Maestro Murat, di che cosa si occupa precisamente?

«Lavoro principalmente nel campo del restauro storico-artistico ed archeologico, con particolare riguardo all’arte sacra, e, nel poco tempo libero, mi dedico alla scultura. Mi sono diplomato all’ Accademia di Belle Arti di Izmir,  presso cui ho vinto una borsa di studio che mi ha permesso di specializzarmi in restauro a Catania.  Trasferitomi in Calabria ho svolto diversi incarichi per la Soprintendenza per i Beni culturali, per ultimo quello di restaurare delle tombe greche del III sec. a.C. rinvenute nei pressi di San Mango d’Aquino. Attualmente sto lavorando alla statua di  San Michele Arcangelo di San Nicola Dell’Alto (Kr)».

Che cosa l’ha spinta a rimanere a Capistrano?

«Mi sono innamorato di questa terra che somiglia tanto alla mia. Mi sono innamorato dei paesaggi, della natura, della genuinità delle persone. Qui non manca nulla tranne la volontà, specie nei giovani, di mettersi in gioco e di investire sulle proprie capacità. I ragazzi di oggi, influenzati dai media, spesso cercano delle scorciatoie per affermarsi. Invece, ci vuole costanza e sacrificio per raggiungere dei  traguardi».

Qual è il suo progetto?

«Il mio sogno è quello di creare un centro di formazione e produzione della cultura artistica calabrese, di realizzare una struttura capace di raccogliere i saperi di una tradizione centenaria per poterli trasferire alle nuove generazioni. Il Meridione,  che fu culla delle tecniche più nobili e sofisticate della scultura, è oggi pressoché privo di esponenti rappresentativi, men che meno di scuole. Da qui l’idea del progetto che ho presentato, dieci anni fa, a varie istituzioni che ne hanno apprezzato ed elogiato i contenuti, ma non hanno fatto nulla per realizzarlo o quantomeno avviarlo. Il tempo passa e queste tradizioni rischiano di perdersi per sempre».

Murat Cura si è, poi, soffermato sulle potenzialità, anche in termini economici, del suo progetto. Ha evidenziato i positivi risvolti occupazionali che potrebbero derivare da una politica più attenta alla salvaguardia del patrimonio storico-artistico e alla ripresa di tradizioni, che rischierebbero, altrimenti, di perdersi. Ha, quindi, sollecitato le autorità competenti ad imboccare la strada della valorizzazione dei saperi dei pochi maestri superstiti. Dalla sue parole è emerso come molti calabresi ignorino del tutto il patrimonio artistico che hanno ereditato. Ciò non genera in lui rassegnazione ma voglia di impegnarsi per far conoscere i tesori trascurati e creare opportunità di  crescita e sviluppo in una terra dalle risorse inestimabili.

scritto da:  Marisa Galati, Rosanna Liotti e Fiorenzo Marchese

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