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La sanità dei tagli: 840 milioni di deficit sulle spalle dei cittadini

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Lo squilibrio economico-finanziario e il mancato mantenimento dei livelli essenziali di assistenza, tradotti in 2 miliardi di euro di deficit in 20 anni, hanno portato all’adozione del piano di rientro sanitario, sottoscritto dalla regione Calabria con il ministero della salute. Questo significa che tra il 2010 e il 2012saranno adottati tagli per recuperare ben 840 milioni di euro. Tradotto in misure da adottare comporterà uno stravolgimento del settore sanitario che dovrà essere riorganizzato e riqualificato per offrire servizi efficienti o costi ridotti. Tra le misure che, più di altre, hanno fatto scoppiare la polemica vi sono quelle legate alla rete ospedaliera. Allo stato attuale, tra private e pubbliche, vi sono in media 60 strutture per 2 milioni di abitanti. Un dato che supera qualunque standard nazionale. Con un occhio, invece, rivolto alle azioni da adottare sul personale, i tagli previsti saranno generati dal blocco del turn over e ridurranno il plotone dei dipendenti di 1.427 unità lavorative per non parlare della riduzione del costo medico attraverso la ridefinizione dei contratti aziendali. I presidi ospedalieri da 36 passeranno a 18 per acuti e 4 di zona montana.

E’ previsto inoltre, un taglio dei posti letto che da 7.600 toccheranno quota 6.400, a cui si aggiungeranno 1.500 posti letto alternativi. Il piano attuale sarà messo in pratica attraverso due fasi. Nella prima si avrà la disattivazione delle attività per acuti in sei presidi ospedalieri che saranno riconvertiti in distrettuali. L’obiettivo dovrà essere raggiunto tra il 30 marzo 2011, anche se al momento si conta più di qualche ritardo. Per capire com’è stato generato il disavanzo sanitario, creato appunto dalla rete ospedaliera, basti pensare, solo per fare uno dei tanti esempi, che nel 2008 la struttura di Palmi ha prodotto 2,4 milioni di euro di fatturato ma è costata 14 milioni di euro. Quella di Siderno ha generato 4,5 milioni di euro ma è costata alle casse della regione Calabria 10 milioni di euro.

La seconda fase di riconversione toccherà i rimanenti 12 ospedali e sarà attuata entro il 30 marzo del 2012. Ad essere chiamate in causa saranno le strutture ospedaliere di Rogliano; San Giovanni in Fiore; Acri; Mormanno; Trebisacce; Cariati; Praia a Mare; Lungro; Soveria Manelli; Serra San Bruno; Scilla e Oppido Mamertina. Alla base di questa manovra vi è l’esigenza di mantenere costante il rapporto tra servizio sanitario e territorio, nell’obiettivo di ottenere “un rafforzamento delle attività territoriali che costituiranno le attuali attività ospedaliere inappropriate”. Questo significa che saranno potenziati i collegamenti tra strutture secondarie e principali, al fine di garantire la capillare presenza del servizio sanitario nell’intera regione. Domanda: quando si arriverà al punto in cui a pagare non saranno più i cittadini ma i responsabili?

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