sottoscrivi: Articoli | Commenti

Ni una muerta mas

0 commenti

Ho sempre vissuto la giornata dell’8 marzo con un senso di imbarazzo, come se nella celebrazione della festa percepissi un fondo d’ipocrisia. Che gioia può esserci in un giorno in cui, preso il permesso dal marito, dal figlio o dal padre, o addirittura dal fratello, si esce e si va a festeggiare solo tra donne.

Che cosa poi, non l’ho mai compreso del tutto, senza contare che dal 9 marzo tutto torna alla normalità… Negli ultimi tempi ho elaborato un diverso pensiero: perché non chiamare “la festa della donna” la “giornata internazionale della donna”, un’occasione per ricordare i diritti conseguiti dalle donne e promuovere quelli che non sono stati ancora ottenuti – e  di strada in Calabria ce ne è tanta da fare -, e, soprattutto, l’opportunità di dare voce a chi i diritti non li ha mai conquistati. Anche se l’8 marzo è passato da qualche giorno,  vorrei dedicare in questa giornata un pensiero alle donne di Ciudad Juarez, città messicana, considerata la più pericolosa al mondo, che si trova al confine con gli Stati Uniti d’America. Qualche tempo fa ho partecipato ad  una conferenza sui diritti umani e qualcuno dei relatori ha nominato “le donne di Ciudad Juarez” e, pur senza entrare nei dettagli, ha  destato in me la curiosità: ho fatto allora delle ricerche ed ho trovato le donne cui si riferiva la relatrice: le centinaia, forse migliaia, di donne che negli ultimi anni sono scomparse nella città messicana. Di molte di esse sono stati ritrovati i corpi violentati, torturati, seviziati anche per giorni, e poi, finalmente, uccisi, in un turbine di tragedie che avvengono quotidianamente in quel territorio.

Più di una ventina sono le donne scomparse, probabilmente massacrate, dall’inizio dell’anno. Le vittime sono bambine, ragazze, donne, in maggioranza operaie, colte di sorpresa mentre si recavano al lavoro o rientravano a casa. In molti casi le indagini non sono nemmeno state aperte: uno strato di omertà copre la verità da anni e fino ad oggi nessuno dei colpevoli è stato punito. Tutti gli omicidi vengono attribuiti alla criminalità organizzata e le sparizioni praticamente non vengono  prese in considerazione. Proprio l’8 marzo, la giornata della donna, questa tragedia è balzata alla mia attenzione.

E allora desidero che questa giornata sia dedicata a Lilia Alejandra García Andrade, 17enne, madre di due bambini, scomparsa il 14 febbraio 2001, mentre usciva dalla fabbrica in cui lavorava. Il suo cadavere è stato ritrovato sette giorni dopo. L’autopsia ha accertato che la giovane donna era morta il 19 febbraio. Era stata violentata, mutilata, torturata, per cinque giorni, e alla fine strangolata; a Violeta Mabel Alvidrez Barrio, 18 anni, rapita il 4 febbraio 2003 e il cui cadavere è stato ritrovato quindici giorni dopo assieme a quelli di altre due ragazze, di 16 e 17 anni, la  morte risaliva soltanto a tre o quattro giorni prima, il che vuol dire che Violeta era rimasta per oltre dieci giorni alla mercé di carnefici sadici e psicopatici; a Maria del Rosario Luna, 38 anni, Rosalia Esther Vazquez Holguin, di 24 anni e Rosa Escajeda Galindo, di 23 anni, tre operaie stuprate e uccise  nel mese di ottobre 2010 e a tutte le centinaia e centinaia di donne alla cui memoria sono state poste altrettante croci rosa al confine con El Paso.

Desidero che questo giorno sia dedicato alle Associazioni, tra le quali “Nuestras Hijas de Regreso a Casa” e “Justicia para nuestras hijas”, entrambe composte da familiari che hanno figlie, sorelle e mogli desaparecidas, che combattono e denunciano, nonostante le quotidiane minacce, le scomparse e gli omicidi di giovani donne. E infine voglio che sia dedicato alle donne tutte di Ciudad Juarez, che vorrebbero festeggiare “la festa della donna” ma, forse, la sera, a Ciudad Juarez è meglio restare a casa.

Lascia una Risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *