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Una proposta irricevibile

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“Stop alle preferenze e introduzione delle liste bloccate”. È quello che ha annunciato il presidente Scopelliti in un’intervista. A suo avviso, dunque, bloccare le preferenze consentirebbe di responsabilizzare le segreterie dei partiti, alle quali spetterebbe l’elezione vera e propria dei consiglieri regionali, e quindi allontanare le infiltrazioni mafiose dalla politica e dalle istituzioni.

In definitiva, permetterebbe di porre un argine certo a presenze “sospette”. Insomma per tenere le cosche lontane dal voto di scambio bisogna abolire le preferenze (per almeno due legislature) e introdurre il voto su lista bloccata, responsabilizzando i partiti, come accade per il voto al Parlamento (dove ora qualcuno preme per tornare alle preferenze). Questo sistema non potrebbe andare bene in una situazione in cui i partiti sono pervasivamente inquinati, o peggio proni alle cosche.

Per il  buon funzionamento del voto di preferenza è necessario che vi siano partiti che vogliano candidare solo persone pulite e poco interessate a fare accordi con la criminalità nella rincorsa al consenso ad ogni costo. Ma dovrebbe essere un principio valido per tutti perché proprio la corruzione di pochi, o addirittura di una sola persona, lascia lo spazio sufficiente per inserire chi ha fatto patti inconfessabili. E’ sicuramente vero che nel sistema attuale vi è un forte inquinamento mafioso. Oggi più di ieri ma, forse, non a causa del voto di preferenza (che, in vero, c’era anche ieri e ieri l’altro e ieri l’altro ancora).

Forse prima di proporre le liste bloccate, dovremmo chiederci se i partiti siano effettivamente capaci di fare da filtro, di garantire trasparenza e legalità. Fin ora l’unica risposta appare quella negativa: no. Non hanno dimostrato di essere più forti di alcune pressioni provenienti da mondi discutibili e bui. La politica in Calabria non rappresenta proprio il massimo della moralità e dell’eticità. E forse è proprio per questo che vi è un’incertezza generale sull’efficacia delle liste bloccate contro le infiltrazioni mafiose nella politica.

Se si volesse davvero evitare ogni tipo di aggancio con persone poco pulite, basterebbe osservare il codice di autodisciplina per la non candidabilità di persone accusate di legami con la criminalità organizzata. Il vero problema non è la scelta del sistema elettorale. Tutti dovremmo farci una domanda: come può la politica calabrese (e meridionale e nazionale in genere) proporre a livello locale un ventaglio di persone oneste, preparate, lontane da logiche clientelari-mafiose e votate solo allo sviluppo del territorio? Il problema non è il sistema elettivo ma il metodo di selezione della classe dirigente. Ma di questo non parla nessuno.

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