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Calabria Day: il futuro parte da qui!

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Da dove passa il futuro della Calabria? Passa dalle infrastrutture? Passa dal lavoro? O, ancora, passa dal rinnovamento delle classi dirigenti? Da ovunque la si affronti la questione non è per niente pacifica. Porta con sé, anzi, analisi tortuose e complicate, che provocano più di un mal di pancia e hanno il sapore stopposo della trita retorica e l’umore di un piagnisteo antico.

Ma se si provasse, anche solo per un momento, a ribaltare la prospettiva e si guardasse per una volta alle risorse piuttosto che ai problemi, alle soluzioni piuttosto che alle complicazioni, allora, forse, il futuro parrebbe un poco più roseo anche a noi, inguaribili pessimisti, calabresi. Ce lo ha mostrato, e tanto chiaramente che solo chi non ha voluto farlo non lo ha capito, il Calabria Day. Ce lo ha detto esplicitamente che una Calabria nuova è non solo possibile ma soprattutto è inevitabile ed è, in qualche modo, tra mille vincoli ed ostacoli, già avviata verso una nuova prospettiva. È la Calabria nuova, quella vera, che già scorre nelle vene delle amministrazioni virtuose che si battono per il rispetto delle regole e dei territori; delle aziende sane che hanno fatto della qualità e della responsabilità sociale le loro regole auree; delle associazioni responsabili, consapevoli del proprio ruolo in una realtà in cui i servizi latitano e dove la politica e lo stato sono i veri clandestini; degli artisti che una stagione nuova l’hanno già impressa nelle loro creazioni; delle donne e degli uomini di questa terra che, con coraggio, fanno ogni giorno semplicemente il proprio mestiere con negli occhi l’immagine di una Calabria migliore.

Loro hanno già iniziato a percorrere una strada, per impervia e sconnessa che sia, che porta fuori dal pantano del malaffare, della malapolitica, della rassegnazione e del fatalismo, e guida verso un ideale di futuro, di coraggio, di rifiuto dei compromessi, di libertà di esprimersi con le proprie potenzialità, di partecipazione. E hanno già cominciato a mettere in pratica una nuova rappresentazione della Calabria, che sfugge ai luoghi comuni e che ci mette davanti a scelte chiare, definitive. Non ci sono più scuse – ci hanno detto – adesso tocca solo a noi. Perché il futuro ci appartiene. Perché si può fare!

E lo hanno detto chiaramente nelle affollate sessioni della grande kermesse reggina, che ha portato centinaia di ragazzi dentro le stanze dei bottoni, nel grande palazzo dal profilo minaccioso, emblema di un potere inaccessibile e freddo, per una volta aperto e contaminato dalla fantasia e dalle idee di un futuro diverso. Tornando alla domanda iniziale: può partire da qui la Calabria nuova? Può bastare un Calabria Day? Possono essere sufficienti le dichiarazioni d’intenti, i sorrisi e i buoni propositi, i commenti entusiasti di testimonial e partner, il trasporto di centinaia di studenti? O anche questa rischia di essere derubricata come “solita retorica”, “vuota vetrina” per aziende scaltre e personaggi in cerca di visibilità. La risposta è nelle cose, nei fatti, negli occhi dei giovani dello staff che ci hanno messo la loro faccia, il loro impegno, la loro passione. È nel rifiuto delle comode passerelle per i politici. È nelle proposte serie e concrete che dai lavori sono scaturite. È nella volontà, impetuosa e dirompente, di mettere davvero mano al “sistema”, questa volta per cambiarlo. Cominciando, magari, dal proprio territorio ponendosi le domande giuste e, soprattutto, portando le soluzioni utili, sull’esempio di chi lo ha fatto prima degli altri e che al Calabria Day ha raccontato come si fa. Perché sì, si può fare! In questo senso è stato utile e opportuno il Calabria Day.

E per questo motivo si può rispondere alla domanda: Sì, serve il Calabria Day, anzi, ne servirebbe uno al mese, uno al giorno. Servirebbe un “Calabria Day tutto l’anno” che ci ricordi la possibilità e l’opportunità di essere protagonisti di un progetto collettivo nuovo e ambizioso che faccia della Calabria una regione normale, che punti a prosciugare alla base il brodo di coltura in cui prosperano le interessenze e il malaffare, a portare la regione compiutamente in Italia, in Europa e nel mondo. Per non dover più guardare con rammarico e frustrazione oltre i confini o essere costretti a varcarli maledicendoli al tempo stesso.

 

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