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Io torno in Calabria?

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Nella mentalità comune dei giovani calabresi, c’è da sempre la convinzione che terminati gli studi, un passo obbligato per trovare lavoro è spostarsi al Nord. Meta più ambita da sempre Milano e Torino. Da giovani i nostri nonni (o almeno i più fortunati) hanno intrapreso questo viaggio e con tanti disagi hanno trovato un lavoro che permetteva loro di mantenere le famiglie. La storia si ripete, anche oggi si parte, si trova un lavoro ma a stento si riesce a sopravvivere.

Si lavora senza un contratto che dia garanzie: stage retribuiti in media con 600 euro al mese, contratti interinali in media di 6 mesi, e poi si vedrà…la legge Biaggi che avrebbe dovuto portare in Italia tanta flessibilità e lavoro in più ha portato tanta precarietà…le aziende hanno saputo cogliere della legge gli aspetti che hanno portato minimi costi con il massimo dei profitti…ovviamente direte questo accade nel privato, nel pubblico non è così. E invece no!!! Vi racconto una storia nella quale sfortunatamente  tante persone si sentiranno protagonisti.

Una giovane laureata in filosofia, massimo dei voti, corsi di specializzazioni, abilitazioni all’insegnamento e al sostegno, riceve la tanto attesa telefonata da una scuola che propone una supplenza e così, si parte! e dopo solo 2 mesi si scopre che la scuola pubblica non ha più soldi per pagare gli stipendi, si aspettano i soldi dal ministero … e nel frattempo? Nel frattempo bisogna tenere duro, senza stipendio con un affitto da pagare… e che affitto! un appartamento di 60metri quadri a milano costa in media 850 euro in periferia, e nella precarietà più assoluta, la nostra giovane insegnante potrà al massimo permettersi una stanza o un posto letto. Gli affitti in nero non sono eccezioni ma la normalità…

La scuola pubblica non funziona e allora lo stato che fa? Tagli sul personale, sui fondi alle scuole, e in nome della tanta esaltata flessibilità propone leggi che vorrebbero vietare agli insegnanti di spostarsi !

Propone contratti a termine da settembre a giugno e per garantire la continuità didattica ogni anno sposta gli insegnanti da una scuola all’altra come fossero tante pedine di un bel gioco che conoscono solo loro! La scuola pubblica è morta, a furia di tagliare non è rimasto più niente, solo tanta indignazione, delusione, amarezza… si accusano gli insegnanti di non fare il loro dovere, credo che lavorare senza stipendio dimostra invece di amare profondamente il proprio lavoro… non siamo più padroni del nostro futuro da tanto tempo, la dignità delle persone è calpestata ogni giorno da uno stato che non presta attenzione ai cittadini, che sempre di più si occupa degli interessi personali, che distrae le masse dai problemi reali, isolando chi si trova in difficoltà… io torno in Calabria?

Forse… ma non è facile tornare in una realtà che non può o non vuole occuparsi dei suoi giovani che con grandi ambizioni vorrebbero cambiare le cose, ma è altrettanto difficile rimanere in un luogo che ogni giorno sfrutta le tue competenze e capacità .

Dove è lo Stato? Spesso da calabrese ho sentito la frase “in calabria lo Stato non c’è“ e allora di tanto in tanto arriva l’esercito per dimostrarne invece la presenza reale…ma di chi?

Lo stato non c’è né in Calabria né a Milano…in Italia lo Stato si è perso ad inseguire i magistrati, i giovani fannulloni, gli insegnanti non preparati, gli operai che non vogliono lavorare, le veline.

Ci stancheremo prima o poi di tutto questo? Tornerà mai la politica ad essere res publica?

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