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Referendum: perché Io resto in Calabria dice si

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Sabato 12 e domenica 13 giugno gli italiani potranno esprimersi su alcuni provvedimenti di legge emanati dal Governo che rischiano di compromettere lo sviluppo del nostro Paese secondo quei principi della sostenibilità, della solidarietà e della giustizia che sono alla base della nostra democrazia e dei numerosi accordi, trattati e convenzioni internazionali che ci permettono di far parte dell’Unione Europea, e dunque di non restare fuori dalle scelte che decideranno il futuro di questo pianeta.

Perché è importante andare a votare? Perché restare a casa significa fare il gioco dei soliti poteri forti che nel nostro Paese gestiscono ormai tutto… e sono vicini a gestire anche la nostra libertà e capacità di discernere ciò che è giusto da ciò che non lo è. Il Governo ha deciso che la gestione dell’acqua debba essere affidata ai privati poiché il “pubblico”, ergo lo Stato, ha fallito: le reti idriche sono obsolete e gli sprechi di acqua ingestibili, ci sono persino aree del Paese che non hanno acqua potabile : e le conseguenze per chi sono? una gestione privata potrà risolvere tutti questi problemi? Il vero dilemma è sempre lo stesso: perché ciò che è pubblico viene percepito dagli italiani come qualcosa di cui non curarsi e preoccuparsi ?… in fondo ciò che è pubblico ci appartiene più di ciò che è privato, perché è nel pubblico e sul pubblico che si svolge gran parte della vita di ognuno di noi. Pensiamo davvero che una gestione privata non sarà esente da disattenzioni, sprechi, imbrogli? E chi saranno i privati che gestiranno l’acqua? Aziende nate con i soldi pubblici e infettate dalla mala politica? E come faranno queste aziende a risanare i problemi della cattiva gestione dell’acqua senza dialogare con gli enti che fino ad ora ne hanno controllato ogni aspetto? Vogliamo privatizzare l’acqua, come abbiamo privatizzato l’energia e la comunicazione e tante altre risorse, senza alcuna strategia e con le sole conseguenze che i cittadini non riescono mai a rintracciare nelle “privatizzazioni all’italiana” chi ha le responsabilità dei malfunzionamenti e via dicendo? Perché, piuttosto non educhiamo gli italiani a proteggere i beni pubblici e a chiedere alla classe politica di essere più attenta e  responsabile nella gestione di tali beni?

In Calabria abbiamo deciso di anticipare i tempi creando la SORICAL, già…, e tutti noi ci chiediamo, da semplici cittadini, a cosa serve e cosa fa, soprattutto come è nata e alla fine chi ne risponde. Sappiamo che la SORICAL viene istituita con una delibera regionale per gestire meglio la risorsa idrica mettendo in sicurezza la rete, garantendo la salubrità dell’acqua e provvedendo ad una gestione amministrativa più efficiente, tutto questo adeguatamente stabilito in un’apposita convenzione con i Comuni . . . che pagano questo servizio e non solo loro. Ma sappiamo anche che la SORICAL  vive, da quando è stata costituita, momenti bui, incertezze nella gestione che portano vantaggio ai soliti “poteri” noti mentre i cittadini sono costretti ad avere acqua inquinata come prima, come accade a Vibo Valentia, acqua non potabile come accade a Reggio Calabria, o a non avere affatto l’acqua.

E poi arriva il nucleare e di impianti in Calabria ne vogliono addirittura mettere 4: come se non bastassero le discariche ormai sull’orlo del collasso, la cattiva gestione dei rifiuti urbani e non che arrivano anche da altre regioni d’Italia e d’Europa, la tossicità degli impianti chimici dismessi che dovevano essere il futuro industriale della nostra regione e si sono rivelati solo una bomba ad orologeria. E, dunque, a mettere carne al fuoco si aggiungerebbero quattro possibili siti da destinare alla realizzazione di impianti nucleari nella nostra regione, ormai assunta al ruolo di “buco nero” dell’universo Italia : l’area costiera di Sibari (Cosenza) – giusto per non far mancare nulla ai turisti – ; la zona ionica vicino alla foce del Neto (Crotone), a nord di Crotone (Marina di Strongoli, Torre Melissa, contrada Tronca) – perché in quella zona l’aria è abbastanza salubre – ; la zona costiera Ionica in corrispondenza di Sellia Marina, tra il fiume Simeri e il fiume Alli (Catanzaro) – tanto per non scontentare nessuno . Più di 20 anni fa gli italiani hanno scelto di non produrre energia attraverso il nucleare, ma i nostri politici che credono di essere “al passo con i tempi” vogliono tornare indietro, proprio non ce la fanno a pensare al futuro! Il nostro sistema democratico ci da la possibilità di fermare la politica dello scempio dei diritti e della salute dei cittadini, andare a votare per il referendum e scrivere “SI” per chiedere l’abrogazione di queste leggi è un atto di dovere verso noi stessi e verso le generazioni future che hanno diritto a vivere in un Paese che possa offrire loro migliori possibilità e non di certo un Paese che starà peggio di come sta ora.

Infine, il legittimo impedimento: la questione della giustizia ormai divenuta nel nostro Paese una questione personale, la sfida del nostro Presidente del Consiglio che nulla teme se non gli scheletri nel proprio armadio e come lui tutta la classe politica che ci governa. Fino a quando continueremo a sopportare che i politici facciano della res publicae il proprio “bene” e interesse privato, quando ci renderemo conto che il potere non è personale ma va esercitato in nome e per il bene del popolo, quando, come italiani e calabresi alzeremo la testa per dire basta ai soprusi  di chi ci considera dei burattini da manovrare per ottenere un voto e da abbandonare quando la “festa” inizia? Siamo convinti che sia giunto il momento di rispondere ai “sordi” della politica urlando i nostri diritti in faccia a chi calpesta ogni giorno la Costituzione di un Paese che ha perso sangue e figli per costituirsi in una Patria, in una Nazione e in uno Stato democratico.

Il 12 e il 13 giugno non sono giornate come tutte le altre, sono due date in cui gli italiani possono riscattare il proprio diritto ad essere cittadini di un Paese democratico. Ma se il 12 e il 13 giugno non andremo a votare, se non parleremo con i nostri amici del referendum, se non discuteremo tra giovani e con i nostri anziani di come un Paese può e deve cambiare solo se c’è la volontà e la partecipazione della sua gente, allora non avremo fatto niente e avremo permesso ancora una volta ai soliti potenti di metterci i piedi in testa.

 

Anna Laura Orrico

Presidente Ass. Io resto in Calabria

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