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Il voto controcorrente dei calabresi

3 commenti

La Calabria è tornata al centro dell’attenzione nazionale in questa “tornata elettorale”. Se all’uscita delle proiezioni di voto, sulle reti televisive nazionali, il capoluogo della nostra regione era stato trascurato dal computo dell’analisi, delegando quindi la sete di informazione per le sorti della sfida di Catanzaro agli aggiornamenti successivi ed alle eventuali notizie provenienti direttamente dai cittadini attraverso twitter (social media ancora troppo trascurato in Calabria), man mano che il quadro nazionale si stava delineando, le distinzioni provenienti dalle peculiarità esclusive di questa terra, risaltavano agli occhi delle agenzie di stampa portandoci alla ribalta.

Mentre lungo tutto lo stivale si stavano registrando risultati eclatanti come l’ascesa del movimento cinque stelle, il forte ridimensionamento al nord del partito della Lega, la totale debacle del PDL  la caporetto per la coalizione del terzo polo e la mancata escalation del centro-sinistra, e mentre sull’isola siciliana, storico feudo del centro destra, si appurava che a Palermo si prospettava un inaspettato ballottaggio tutto interno al centro sinistra, con una fortissima affermazione di Leoluca Orlando, qui da noi, forse per vie delle barriere naturali che difendono la nostra regione a nord con il Pollino e a sud con lo Stretto di Sicilia, nel rinnovare le 81 amministrazioni comunali, quasi tutto è rimasto nella “normalità” delle cose….

…Pur nel tentativo di tralasciare le vicissitudini relative al voto di Catanzaro, con i suoi strascichi riguardanti le presunte compravendite di voti, la presenza di schede non vidimate e aggiuntive in confronto al numero dei votanti in una sezione della frazione Lido,  con l’aggiunta del fatto che a sessanta ore dalla fine delle elezioni, oltre a non permetterci di sapere se vi sarà un ballottaggio e consapevoli che questi fatti rappresentano una macchia da “repubblica delle banane” che sarà dura da togliere,  il fatto che nella nostra regione siano rimaste pressoché stabili le forze politiche tradizionali, ha posto la Calabria al centro dei dibattiti in rete.

Sul perché non si è avuto lo stesso fenomeno anche qui possono essere molteplici le risposte e, certamente, non ve ne è una che sia l’unica ed insindacabile. Ovviamente ha influito nel mantenere lo status quo, riferendoci ai comuni sopra ai quindicimila abitanti, la stessa mancanza dal movimento cinque stelle come rappresentante dell’alternativa all’attuale potere, ma il mantenimento della forza del centro destra è anche da collegare con l’effetto volano che può dargli l’attuale amministrazione regionale di centro destra e, non di meno, la complessa situazione ricca di distinguo in cui verte il centro sinistra.

Riguardo ai piccoli comuni, un aspetto da sottolineare è quello sulla scelta di presentarsi ai cittadini con le liste civiche, divenuta già da tempo un’abitudine diffusa, diventata  ormai una scelta globale da parte dei candidati. A parte questo aspetto, la grande percentuale di ricandidature dei sindaci uscenti che si sono rivelate riconferme ci fa pensare ad una situazione generalmente statica. Comunque sia, il famigerato “fattore governo Monti”, citato da alcuni esponenti dei partiti nazionali quale causa preminente della disaffezione dei cittadini ai grandi partiti, apparentemente qui non ha proprio preso piede.

Cosa ci riserverà il futuro è ancora troppo presto per dirlo ma, la possibilità che in Calabria, seppure con i suoi tempi, si possa innescare un forte cambiamento dovuto ad una maggiore partecipazione della società civile alla politica,  con annesso il rischio per i partiti nazionali,  se non si mostreranno attenti alle istanze dei cittadini, di perdere molti di quei consensi capaci di farli sentire in piccoli feudi, questa volta appare molto più concreta che un’utopica chimera.

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Di seguito, i collegamenti alle analisi di sintesi dei risultati del voto in tutti i comuni, divisi per dimensione ed area geografica:

1) >>> CLICCA QUI PER I COMUNI SOPRA I 15 MILA ABITANTI ) 

2) >>> ( CLICCA QUI PER I  PICCOLI COMUNI DELLA PROVINCIA DI CATANZARO

3) >>> CLICCA QUI PER I  PICCOLI COMUNI DELLA PROVINCIA DI COSENZA )  

4) >>> ( CLICCA QUI PER I PICCOLI COMUNI DELLA PROVINCIA DI CROTONE )  

5) >>> CLICCA QUI PER I PICCOLI COMUNI DELLA PROVINCIA DI REGGIO CALABRIA )  

 6) >>> CLICCA QUI PER I PICCOLI COMUNI DELLA PROVINCIA DI VIBO VALENTIA )  

 

scritto da: Alessandro Evoli

  1. Analisi che mi trova assolutamente concorde, ma che allo stesso tempo m’inquieta e mi disarma, come ogni qualvolta che si spera, (quasi ormai con timore) che questa terra desse cenni di reazione. Gli scenari restano sempre gli stessi ovvero, treni che passano carichi di opportunità (vedi ad esempio, i finanziamenti pubblici rimasti fermi, o addirittura rientrati al mittente causa mancata richiesta, mancate proposte, mancati progetti, mancate idee, mancata voglia di crescere) con stazioni costantemente vuote. I motivi credo siano molteplici e radicati. Sarà forse il territorio come ironicamente citavi, così tortuoso e collegato male… soprattutto quando nel 21° secolo i mezzi di comunicazioni restano simili a quelli dei flinstones . O sarà forse il grande cancro della malavita, così maledettamente radicato nel nostro contesto…. certamente si, ma che spesso si tramutano in semplici alibi. La mia riflessione è che senza dubbio le problematiche di questo territorio sono infinite e drammaticamente complesse, ma resteranno tali e nulla cambierà fin quando io per primo rimarrò passivamente a guardare, a subire, ad accontentarmi. Fin quando la mia unica forma di partecipazione al cambiamento sarà quello di lamentarmi in un pub accompagnato da amici e qualche birra. Credo che l’unica strada sia quella del coraggio e della presa di coscienza ed impegnarsi ad essere protagonisti. Penso che i retaggi culturali e di potere solo dall’interno s i possano mutare o ancora meglio estirpare, offrendosi come alternativa a ciò e a chi non ha nessuna intenzione di mollare le fila del comando. Ovviamente tutto ciò è molto semplice da dire e maledettamente complesso da realizzare… credo di non aver scoperto l’acqua calda 😉 L’iniziativa e la voglia d’intavolare una discussione ed un confronto credo che sia un’ottima opportunità caro Ale.. e x questo ti ringrazio… anche perché so bene che tu sei uno di quelli che non sta a guardare 

  2. Brunella Chiarello says:

    Un dato su cui vale la pena riflettere e che emerge nella tornata elettorale delle amministrative 2012 è quello relativo alla vittoria del partito dell’astensionismo che accomuna, da Nord a Sud, l’intero stivale e allevia il divario partecipativo che ha sempre penalizzato il Mezzogiorno d’Italia.
    A Nord la disaffezione alle urne conquista, quasi prevedibilmente, i sette punti percentuali. In modo inaspettato è l’Emilia Romagna a registrare l’astensionismo più alto, quasi pari all’11%. In questo clima di scollamento dalle istituzioni è sempre il Sud a mantenere il primato, seppur ridimensionato.
    Le vicissitudini che hanno interessato i partiti del governo uscente rappresentano indubbiamente il motivo della disfatta elettorale delle “forze partitiche”, specie della Lega Nord, un partito che aveva costruito la sua ascesa al potere sulla esosità del fisco, la difesa del territorio e della storia paTana, e che subisce ora una durissima genuflessione post-Belsito. La vittoria di Tosi a Verona non deve sorprendere, visto il mancato appoggio del PDL e il tentativo del neo-sindaco di rappresentare un “movimento di cambiamento” interno al Carroccio.
    Sparisce l’ipotesi del Terzo Polo casiniano, e il Movimento Cinque Stelle saluta la sua ascesa attestandosi come futura forza parlamentare. Bella gatta da pelare, quella di Grillo, che dovrà presto cimentarsi in un ruolo che gli appartiene, abituato, com’era, a fare opposizione.
    Eppure, se PD e PDL si ritrovano a pagare a duro prezzo l’appoggio incondizionato offerto a Monti, non può passare in secondo piano la posizione poco chiara di Grillo che, all’atto di insediamento, accolse con favore il governo dei tecnici. Il lettore e lo smanettone web non avrà difficoltà a reperire la dichiarazione del leader del M5S che, per onor di cronaca, viene qui riportata testualmente, «Io credo che ora questo Paese abbia bisogno di persone credibili, come lo è Monti, per traghettare questo Paese alle elezioni del 2013, cambiando la legge elettorale, il conflitto di interessi e bloccare il debito. Non ha iniziato male, io non mi permetto di dare un giudizio negativo su di lui».
    Una dichiarazione che va necessariamente relazionata al sentimento di inutilità che sconvolge un Paese vittima della rappresaglia di Equitalia e Agenzia delle Entrate, da Nord a Sud, e confrontata anche con le lotte degli operai della Fiat che si trovano a pagare un debito che non gli appartiene e che non hanno generato.
    La vittoria dei grillini trova spiegazione nella sconfitta del forma partitica, intesa come modello organizzativo della società, e nella crisi ideologica, visti anche i risultati non proprio incoraggianti ottenuti da Casini e Vendola. La shock terapia montiana ha questi riflessi: un movimento, il cinque stelle, che non ha un limpido programma in chiave europeista, mentre i propriamente “movimenti” del restante mediterraneo, dalla Spagna alla Grecia, reclamano a gran voce lo smantellamento del mostro Europa come unica via d’uscita dalla crisi, che economica non è.
    Facile anche prospettare i risultati partecipativi pressoché invariati a Sud, attribuibile alla sua frammentaria offerta politica.
    Il caso. Non sorprende la vittoria di Abramo a Catanzaro. A parte la precedente esperienza amministrativa nel capoluogo di provincia calabrese (molti, addirittura, si appellano alla fiducia offerta nuovamente ad un politico “illuminato” per spiegare la sua vittoria su Scalzo), Sergio Abramo è presidente della Abramo Holding S.p.A., il colosso dei call center che da Catanzaro, passando per Crotone e arrivando a Cosenza, offre a migliaia di studenti e disoccupati la speranza di essere compartecipi della produzione. In tempi di crisi, ora che le somme vanno tirate, non importa se il candidato alla poltrona di Sindaco sia esponente di una dei partiti più affaristi della Terza Repubblica. Mi offri un lavoro? Hai il mio appoggio incondizionato. E’ il ricatto del lavoro che desertifica le coscienze.
    A Nord, la presenza di movimenti forti e del sindacalismo dissidente, il NO TAV valsusiano e la Fiom vicino ai lavoratori , laddove il comparto produttivo, seppur debole, ancora esiste, sono esempi lamanti e rappresentano ottimi spunti di analisi per spiegare la crisi partitica.
    A Sud, i movimenti stentano ad emergere, salvo i comitati Bruno Arcuri e Franco Nisticò che in questi anni sono riusciti ad ottenere innegabili risultati nella lotta alla difesa dei beni pubblici. Lo si sa, i movimenti nascono in quei territori in cui la violenza del capitale raggiunge forme di deturpamento del territorio e del corpo.
    Catanzaro, emblema dei rapporti precari e di sfruttamento. Se il PDL mantiene le sue roccaforti, se Scopelliti esulta al risultato raggiunto, la mancanza di movimenti di difesa del territorio, lo scarso radicamento del meridionalismo, l’inseguimento perdifiato di modelli di sviluppo precarizzanti unitamente alla presenza di classi politico-imprenditoriali affariste, sono la logica spiegazione dei dati invariato emersi a Sud nelle amministrative 2012.

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