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Povera Calabria

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Di certo non ci voleva l’Istat per sapere che la Calabria è la regione più povera d’Italia, ma siamo sicuri che abbiano considerato anche di valutare un indicatore di povertà che riguarda la moralità di questa regione? Scorrendo gli avvenimenti delle ultime settimane e imbattendoci in diverse storie che tante persone ci raccontano per email o sulla pagina face book di “Io resto in Calabria”, sembrerebbe che l’indice di moralità sia davvero così basso da giustificare lo scarso livello di reazione della società civile calabrese….

….Ad onor del vero qualcuno ci prova ad indignarsi, sono i giovani del movimento #OIL (oltre il labirinto) che ha preso vita da un evento tragico ma simbolico, la morte di una giovane donna, alla continua ricerca di un lavoro da conquistarsi per merito e non per raccomandazione, che alla fine si è lasciata vincere dalla depressione e dallo sconforto. C’è il movimento Reggio non Tace che continua a lottare per ristabilire dialogo e partecipazione tra cittadini e istituzioni, e così tanti altri tra cooperative, associazioni e comunità di persone che alzano la testa e il livello di ribellione a questo stato di apatia sociale.

Tuttavia, la sensazione che abbiamo è che quando cerchi di fare qualcosa per il bene comune, quando cerchi di costruire dei progetti che possano far nascere delle opportunità, quando cerchi di parlare di politica come partecipazione, ci sembra di lottare contro muri di gomma che ci respingono e non si infrangono. In questi due anni di attività come associazione abbiamo dialogato con tanti cittadini propositivi, portatori di idee e, talune volte, di progetti concreti. Gli abbiamo sempre domandato perché venissero da noi visto che le loro idee, i progetti, riguardavano il bene comune, il futuro della nostra società, della nostra regione e che, dunque, sarebbe stato più opportuno rivolgersi agli enti pubblici, a coloro che programmano e amministrano il futuro di questo paese. La risposta è sempre la stessa : la politica è corrotta, è clientelare e se non conosci qualcuno del sistema quella tua idea, quel tuo progetto anche se straordinario non potrà mai vedere la luce.

Allora ci chiediamo a cosa serve ideare, progettare, parlare di futuro e di cambiamento se poi la politica non cambia, se diamo fiducia alle stesse persone anche se sappiamo che ci tradiranno perché già lo hanno fatto, perché non abbiamo il coraggio di incazzarci seriamente se i risultati elettorali non sono limpidi come esige la nostra Legge, se gli enti ci chiudono la porta in faccia quando proponiamo un progetto e non siamo accompagnati, quando la ‘ndrangheta amministra i nostri sindaci e vuole uccidere coloro che dicono di no a questa sudditanza. Ci accontentiamo di continuare ad essere poveri materialmente, ma come facciamo ad accontentarci di essere poveri moralmente?

Forse è proprio da questa crisi di moralità che potremmo ripartire costruendo una nuova società dove i privati (aziende e associazioni) impareranno a fare massa critica per il bene comune e a sostenere progetti e forme di sviluppo economico e sociale più giuste, più eque? Ma il Pubblico, lo Stato, la Politica non possiamo dimenticare che ci sono, che ci amministrano, che governano con regole ben precise la nostra vita e a quelle regole, giuridiche e morali, forse dovremmo fare più spesso riferimento per prendere coraggio e abbattere questo muro di gomma che ci rende tutti più tristi e più poveri. Ma siamo soli, o meglio ci sentiamo come tante isole solitarie. Alcuni gruppi di cittadini, in Italia, stanno riconquistando il proprio ruolo nella società dimostrando che possiamo e dobbiamo partecipare attivamente alla politica. Il segnale è forte, aldilà di tutte le opinioni che si possono avere sul movimento dei grillini, è bello riscontrare che qualcuno ce la fa perché ci crede tanto, perché è determinato sul principio che non possiamo più aspettare che qualcuno faccia qualcosa per noi, e che se tutti decidiamo di fare qualcosa faremo realmente qualcosa di e per tutti. In Calabria, quando arriveremo a pensarla così?

Venti anni fa due persone morivano dopo aver scarificato con orgoglio la propria vita ai principi forti a cui si ispira la nostra democrazia. Per noi non dimenticarli significa agire ogni giorno secondo quei principi e quelle regole: onestà, impegno, legalità.

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